Polimorfo

É imperativo di questo progetto il compito di rintracciare, o meglio evocare, un medium discorsivo che prescinda da un monolinguismo artistico. Vale a dire un discorso che non appartenga ad un solo ideale di cultura, o meglio di tempo della cultura. La lingua sta cambiando, i media la intersecano con i memi e gli status del meme. Lapidarietà, coercizione, buon senso. Tutto questo è inserito nella pratica del mediale e più precisamente tra le manifestazioni plateali dei network digitali delle comunicazioni. In che modo individuare gli hot-spot postmoderni dei meme? Se possiamo guardarci con una presunzione di interezza, è solodopo la globalizzazione che questo sarà possibile; cosa è la globalizzazione? Un tempo unifcato. Distacco dalla realtà fsica ed irrigidimento dei media. Vale a dire che i supporti del mediale stanno andando pian piano svanendo in retorica (sedicente). Spazi chiusi, sempre più dichiaratamente establishment in un conservatorismo del genere artistico; gli unici supporti, come in Baudrillard: il terziario, i servizi, trasporti.. Esponibilità avversa e contraria. É il rovesciamento di ruoli a trovare i nuovi sensi.. E valori certamente. Sovvertire il capitalismo ancora una volta, entrare nella dinamica di dialettica invertibile a piacere; e ancora con l'ipocrisia così saldamente radicata per colpa e mai discolpa dei servizi, che sono spesso legati al lavoro, il lavoro dei nostri padri e madri. * Delocalizzazione dei centri di pensiero (spazio e linguaggio, topos mediale, ubiquità digitale), con conseguente ammissione inequivocabile della portabilità dei linguaggi attraverso il concetto di dispositivo. L'altra conseguenza della delocalizzazione è la frammentarietà dell'esserci e della compenetrante possibilità di intersecare diversi vettori con il proprio stare, il proprio fare prismaticamente interpretabile: Il presente resta spesso blindato e il suo situarsi in noi avviene attraverso modalità che spesso eludiamo o sottostimiamo. Al contempo, l'informazione mediale e il suo evolversi ideologico plausibile è sconfnatamente acuita dall'enorme fusso di linguaggio, linguaggio inteso anche e forse prevalentemente di rimandi, di piccoli vettori diretti all'argomento trattato. * Nelle arti l'estetica è un apparato dominante per la fuidifcazione dei concetti e il suo indirizzarsi verso la sfera più aderente. Seppur propugnata con con vigore, l'ossessione delle immagini per la compressione (si pensi alle gif, al lo-f, al meme) non è sfociata nel caos ma ha plasmato un'estetica dirimpettaia, e si è mutata agilmente in un processo low vs high. Una lotta classista retorica dei processi. Piante che investono bitcoin, che si muovono libere, robot che impediscono che il sangue si espanda, il mondo guardato da uomini attraverso macchine, perversione estetica per l'orrido. Vi è necessità di perpetrarlo al di là del buonismo del social network, in poche parole: dimostrare il passaggio, attestarlo come particella puntuale ed irrevocabile. * Affinare gli strumenti dell'espansione della coscienza, propugnando una serie di varchi che attraversino, in un modo o nell'altro, le barriere esistenti nei linguaggi. Se si può giungere ad una afrettata riorganizzazione di questi pensieri, non si situa così a distanza tra una crasi di un pensiero cosiddetto antiquato e legato a compromessi culturali e di mercato e un suo nipote altermoderno, capace di assorbire e dissipare le dispute più ambigue, transessuali, polimorfe. La manifestazione massima; la musica, l'espressività materializzata in una forma evocativa e luminescente, onda di compressione; scaturigine di immagini.